01/02/2002  al 28/02/2002

ORIANO ZAMPIERI: ipotesi di costruzione

A cura di: Testo di Carmen Lorenzetti

ORIANO ZAMPIERI: ipotesi di costruzione

Paziente, lenta e riflessiva è la ricerca di Oriano Zampieri. Attuata, immergendosi alla scoperta delle ragioni della materia, nelle sue minuscole componenti, nel suo vivere e mutare con ritmi millenari, attraverso trasformazioni impercettibili. Non è tuttavia un'immersione di origine esistenziale, cieca, irrazionale ed empatica, anche se da un tale atteggiamento può avere tratto la sensibilità nei confronti dei fatti organici e naturali e la volontà di scrutare la qualità della materia, portatrice di valori insiti nella sua essenza elementare. E' un'analisi fatta quasi al microscopio, con attitudine classificatoria e scientifica, alla scoperta delle amicizie tra le componenti minerali, nella loro sostanza e nei loro colori, nel rispetto e nello studio delle reciproche mutazioni, attuabili attraverso l'intervento della mano demiurgica dell'artista. Ne sortisce una composizione classica, attenta in primo luogo alla costruzione di un equilibrio impostato sui valori, sui toni diversi della materia, sulla qualità infine degli accostamenti. Questo amore per il materiale, materia della scultura, non può così fare pervenire ad una forma astratta e pura, data l'importanza della sua sostanza. Né fare giungere ad una costruzione minimale, per via di sottrazione, attraverso la meccanizzazione del fare e l'artificialità d'un materiale industriale. Quella di Zampieri non è una forma neoplatonica, astratta dal mondo, immobile e assoluta, sempre identica a sé stessa, è invece in questo inserita ab origine all'inizio della storia e della civiltà e da essa possono trarre l'imprinting le infinite possibilità delle forme viventi. E' una forma primordiale ed essenziale, da una parte archetipo del mondo in senso storico o religioso, scudo di difesa o totem, dall'altra, nella declinazione del sociale quotidiano, oggetto d'uso, come qui in mostra.

E' una scultura fatta di forme semplici ed elementari in cui è evidente l'impronta sensibile data dalla mano dell'uomo oppure la curvatura imperfetta impressa dal tornio, antichissimo strumento umano. La scultura diviene oggetto, forma piena, priva di vuoti, si fa "res" - cosa, oggetto materiale, per questo così spesso può divenire scultura bidimensionale, contemplabile frontalmente come un quadro oppure scultura isolata, ma identica nelle diverse facce. Non ha profondità, ma spessore, è materia stratificata sulla superficie della quale s'iscrivono tracce umane e naturali. L'intervento dell'uomo è ordinatore e costruisce per moduli simmetrici e progressivi, suddivide la pelle ultima della scultura in orditure regolari, atte ad accogliere i campi magnetici del materiale atavico della terracotta. Laddove è ancora tradizionalmente importante colorare con minerali dai colori primari la terra, non senza averla immersa nel bianco dell'ingobbio, l'impulso ordinatore e costruttivo è più evidente: si sovrappone alla forma primaria, che si fa sfondo e contenitore della scultura, che a sua volta diviene correlativo oggettivo d'antichi strumenti, come le "ciotole" a terra suddivise in superficie in iridescenze preziosissime. L'atavica forma circolare d'una ruota o d'uno scudo invece diviene segnale e formula di un'impossibile conciliazione di concrezione di materia e impronta razionale e geometrica. L'approdo della ricerca di Zampieri è costituito in mostra dall'insieme di sculture intitolate Ipotesi di costruzione: una serie di sei pannelli da muro e quattro sculture verticali e si basa sullo scandaglio delle possibilità del materiale della terracotta usata e presentata nella sua ricchezza e qualità originarie, senza intervento alcuno che ne manipoli colore e sostanza. Le sculture verticali sono possibilità materiali date in costruzioni geometriche, in variabili regolari, sussunte da uno slanciato basamento, che le dona "a demonstratione" allo sguardo del pubblico, i pannelli invece comprendono frammenti di materia, tracce irregolari o forme di perfetta geometria che campiscono in ordinata e simmetrica sequenza supporti gutemberghiani di terracotta. Questi ritagli minimi, quasi per loro stessa ammissione, costituiscono un campionario che nella varietà delle forme, a volte nette, altre volte libere ed irregolari, rimandano alle molteplici possibilità di concrezione della materia, come indice di esistenza e storia umana, concretizzata nella difficile conciliazione del nostro presente storico.

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