11/03/2014 dalle 18:00  al 25/03/2014 alle 18:00

Umberto Cufrini. Presenti/Assenti

A cura di: Loredana Rea

Umberto Cufrini. Presenti/Assenti
PRESENTI/ASSENTI
mitologia del quotidiano
 
Per questa sua nuova personale Umberto Cufrini propone una riflessione sulla complessità di questo tempo, che nasconde dietro il tentativo di un’omologazione impositiva di comportamenti, desideri e immaginazione la difficoltà di doversi confrontare con il fallimento delle ideologie e dei sistemi da queste generati.
Seguendo le regole di un nuovo horror vacui, compone una sorta di galleria della memoria, in cui le icone della contemporaneità, nutrite dalla persistenza e dall’ammirazione, si susseguono. Sono i volti di poeti, scrittori, artisti, musicisti, attori, registi, scienziati, economisti, politici, imprenditori, filosofi scelti per rappresentare il senso di una progettualità collettiva, capace di suggerire altre prospettive interpretative della realtà. L’artista li definisce presenti/assenti: personaggi che hanno attraversato il XX secolo con la certezza di poter sanare l’incolmabile divario tra essere e dover essere. Simboli di quanto fuori dall’ordinario c’è nell’umano, hanno segnato il corso della storia con uno spirito di rottura rispetto ai canoni comuni, trasformando di segno le contraddizioni dell’esistenza. Senza mai piegarsi a un modello dominante, hanno lasciato una traccia tangibile del loro passaggio nel mondo, annullando le mancanze di un presente sempre pronto a moltiplicare all’infinito il meccanismo di continuo slittamento in una dimensione di decontestualizzante atemporalità. Tutto in essa si mescola e si confonde, tanto che è sempre più difficile orientarsi nel crescente rarefarsi di una realtà, in cui le immagini di guerre, concerti, proteste, scioperi, gare sportive, feste, attentati, alluvioni, terremoti e perfino delle esplorazioni del cosmo si affiancano a quelle di film, dibattiti, documentari e fiction a creare fertili contaminazioni e raffinate sovrapposizioni, in cui convivono senza soluzione di continuità sistemi culturali contrapposti.
Cufrini cerca (e trova) la commistione tra essi, proponendo immagini, da preservare e non da cancellare nell’oblio di una patinata superficialità. Realizzate con un linguaggio “pittorico” solo apparentemente pop, che non le restituisce svuotate del loro significato, semmai caricate di altri, riempiono lo spazio provocando un corto circuito, studiato per annullare le distanze psico-fisiche e creare una contiguità spiazzante. Sono ritratti minimali, eseguiti con raffinati assemblaggi di lettere dell’alfabeto, con studiate erosioni della superficie metallica o ancora impressi sulla carta seguendo le potenzialità di una ripetitività seriale, che suggeriscono la possibilità di tornare a disegnare il loro posto nella società, strappando alla flebile persistenza del passato ciò che è stato e ora non è più.
I lineamenti stilizzati da una sorta di sovraesposizione visiva, che li ha privati della flagranza trasformandoli in paradigmi comportamentali, esemplificano la necessità di costruire una sequenza emblematica, per impedire al trascorrere del tempo di banalizzare l’importanza del vissuto. Sono, infatti, i protagonisti di una sorta di mitologia contemporanea, metabolizzata secondo gli input di uno spirito desacralizzante eppure rispettoso. Infatti, nella straniante eternità del presente, in cui gli opinionisti dei salotti televisivi, i calciatori, le veline e i tronisti sostituiscono repentinamente i miti di un tempo che sembra ormai inevitabilmente lontano, troppo lontano per una società abituata a consumare velocemente ogni cosa, è necessario recuperare all’immaginario collettivo i simulacri di un’identità culturale, per riscoprire il significato di una presenza differente, che rischia di essere sopraffatta della noncuranza.
L’intento è mettere in atto una strategia di difesa contro la precarietà divenuta sistema di vita, superare i confini di una rigida quanto sterile massificazione, prodotta dall’inarrestabile processo di globalizzazione arrivato a totale compimento in questo nuovo millennio e ridefinire al di là della retorica il ruolo di quanti hanno saputo affermare la propria singolarità, riscattandoli da un quotidiano asfittico, che si muove tra nuovi media e la necessità di recuperare un’immaginazione non standardizzata.
 
Loredana Rea
 
 

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