23/04/2014 dalle 18:00  al 10/05/2014 alle 20:00

Serena Vallese. In un giardino

A cura di: Loredana Rea

Serena Vallese. In un giardino
La mostra è il quarto appuntamento di Istruzioni per l’uso, ciclo di approfondimento, ideato dal critico Loredana Rea con l’intento di riflettere sul ruolo dell’arte, sul suo valore e sul suo campo d’azione.
Nel periodo compreso tra febbraio e maggio quattro artisti –Serena Vallese, Lello Torchia, Umberto Cufrini e Mariarosaria Stigliano – differenti per formazione e scelte operative, si confrontano per evidenziare l’importanza di una pratica di continuo e ricercato sconfinamento, strettamente connessa alle metodologie di lavoro e agli strumenti di espressione, suggerendo un itinerario complesso nella sua multiforme articolazione.
Per questa esposizione Serena Vallese ha costruito un’installazione articolata intorno a differenti elementi strettamente legati gli uni agli altri, per delineare un luogo in cui incanto e poesia si mescolano ai ricordi del proprio vissuto. È un luogo dell’anima più che della geografia, in cui questa giovane artista indaga il carattere transitorio, quasi effimero dell’esistenza, mettendo in atto una riflessione sulla circolarità del processo vitale fatto di nascita, vita e morte.
Il giardino, a cui si fa riferimento nel titolo, è qualcosa che ha bisogno di molta cura, dedizione e tempo: la natura segue le stagioni, ha delle proprie regole e si conforma a schemi ben precisi, cui l’uomo non può opporsi ma solo adeguarsi.
La mostra si presenta come un percorso culminante in un tappeto di foglie realizzate in gesso, che custodiscono come traccia di indelebile presenza l’impronta del corpo dell’artista stessa, alle pareti teche con disegni e ricami lasciano affiorare elementi naturali, legati al giardino. 

RAPSODIA IN BIANCO
frammenti di un giardino

 
… al contrario di un edificio, il giardino non cessa di crescere. Esso richiede l’attenzione di un giardiniere, ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere come in una grande avventura
Paulo Coelho
 
Il lavoro che Serena Vallese presenta a Studio Arte Fuori Centro è costruito sul filo di una rarefatta, limpida e al tempo stesso incantata sensibilità poetica, che introduce ognuno di noi in una dimensione sospesa: in essa è possibile ritrovare l’emozione che contrappunta il lento eppure frenetico srotolarsi dell’esistenza, per catturare anche per un solo istante la fugacità del suo divenire.
Tutto nasce dal desiderio di suggerire l’esile transitorietà della vita e la difficoltà di confrontarsi con la quotidianità e, soprattutto, nasce dal bisogno di ricercare l’effimera ma appagante armonia tra sé e una realtà troppo spesso pronta a fagocitare i bisogni profondi, per restituirli privati di ogni complessità.
Domina il bianco ad aumentare la malia, svelare un’emotività pervadente, intessuta di stupore e meraviglia, e suggerire la bellezza di un’energia che permea e impollina lo spazio espositivo, pronto a un processo di gemmazione pazientemente curato dall’artista, che come un giardiniere lo conduce al momento del suo splendore, a quella maturazione che già presagisce il compiersi di una nuova e inarrestabile ciclicità nell’impossibilità della vita di piegarsi a un modello.
L’intento è risvegliare il nostro sguardo, spesso tanto superficiale da non saper più cogliere il senso degli eventi di cui è ordito il tempo, introducendolo in un “oltre” intimo e inesplorato, per suggerire la necessità di un dialogo con la realtà che ci circonda e tracciare un percorso sostanziato da tutte quelle piccole cose che segnano l’esperienza di ognuno. L’effetto invece è quello di una raffinata rapsodia composta di tanti spunti melodici, frammenti cuciti insieme da fili invisibili eppure tenaci, che si materializzano sotto i nostri occhi, si moltiplicano e si frammentano ulteriormente, estendendo il tempo degli accadimenti, dilatati nell’evanescenza della memoria.
Della sua labile consistenza è possibile cogliere i ritmi e le atmosfere, in una sequenza in cui tutto avviene simultaneamente, a sovrapporre interiorità e totalità.
Per questa esposizione Vallese ha costruito un’installazione articolata intorno a differenti elementi strettamente legati gli uni agli altri in un equilibrio sapiente tra forma e contenuto, capace di mescolare levità e ponderatezza e delineare un luogo dove incanto e poesia si mescolano ai ricordi del proprio vissuto. È un luogo dell’anima più che della geografia, in cui l’intensità del proprio sentire può sospendere, anche solo per un istante, l’incalzante precarietà della vita: ogni cosa è riportata a una dimensione soggettiva per materializzare nella percezione dell’accadere il prodigioso trasformarsi della terra, dell’aria, dell’acqua e di ciò che sostanzia l’esistenza di ognuno.
È un giardino, che ha bisogno di cura, dedizione e tempo: la natura segue le stagioni, ha le proprie regole e si conforma a schemi ben precisi, cui l’uomo non può opporsi ma solo adeguarsi, provando a comprendere il senso di un lavoro che accompagna il trascolorare di un cespuglio, il materializzarsi di un profumo, il brulicare irrefrenabile di altra vita, il denso respiro della terra e del cielo. È spazio circoscritto, eppure incommensurabile, in cui l’artista recupera a sé il tempo passato attraverso il continuo farsi di ogni cosa: il suolo umoroso che accoglie i semi, la rugiada che imperla l’erba sottile, i fiori che custodiscono il calore di un raggio di sole e le foglie che come giaciglio sicuro serbano l’impronta di un corpo che a loro ha affidato il riposo.
Tutto accade in un giardino e solo in esso l’artista può mettere in atto la sua riflessione sul quotidiano scorrere della vita, per lasciare che ognuno possa ritrovare in sé le prospettive per il futuro.
 
Loredana Rea

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