04/04/2018  al 20/04/2018

Paolo Assenza “Geografie sopra l'orizzonte”

A cura di: Roberto Gramiccia

Paolo Assenza “Geografie sopra l'orizzonte”
Paolo Assenza presenta circa trenta elementi della sua recente produzione pittorica. I dipinti compongono una geografia immaginaria in cui una coreografia di bagliori, che si staglia su uno sfondo scuro, rinvia ad una visione di eventi cosmici, esplosioni e frammenti di tempeste.


................................

La mostra è il terzo appuntamento del ciclo Pittori, pittori, che segue la personale di Ennio Calabria, “Sum ergo cogito”, e quella di Valeria Cademartori, “La musica di Aleppo”.
“Pittori, pittori” è una proposta espositiva all’interno della quale il fil rouge che connette gli autori proposti è la pittura. L’intenzione è quella di rendere omaggio a un linguaggio universale e metastorico, indifferente alle insidie di un postmoderno che ha sacrificato le idee forti sull’altare di un relativismo al servizio del mercato e del business. Gli artisti selezionati rappresentano un esempio pregevole e qualificato della ricerca di autori appartenenti a diverse generazioni. A quelle di Ennio Calabria, Valeria Cademartori e Paolo Assenza seguirà la personale di Nicola Rotiroti.
Geografie sopra l’orizzonte
(Il thauma)
Con questa mostra, che continua la riflessione iniziata al Castello di Rivara, Paolo Assenza sceglie di fare la più originale delle operazioni. Nel tempo  dell’iperconsumo, dell’ipercomunicazione e della tecnocrazia, nei giorni dell’accumulazione sfrenata e della fretta senza respiro lui non solo celebra solennemente la più antica delle pratiche artistiche, la pittura, ma propone una sua personale cosmogonia. Ritorna, cioè, alle radici del pensiero greco che dell’origine del cosmo faceva il suo oggetto di interesse principale. Non c’è male come coraggio! Non c’è proprio male. Specie se si decide in questo modo, nel migliore dei modi, di dare il proprio contributo a un ciclo di mostre intitolato Pittori, pittori.
 
La pittura, del resto, come le ventisette piccole carte e la grande tela centrale esposte oggi dimostrano, non ha bisogno di riempire pagine di trattati per dare delle idee una rappresentazione fulminante. È proprio dell’arte, infatti, cogliere per via di intuizione ciò che in altri contesti richiede la fatica del ragionamento, l’accudimento del lògos. E così la geografia di accadimenti cosmici, di esplosioni e di frammenti di tempeste che oggi ci viene proposta non solo ci parla di una sontuosa abilità tecnica – che è già un grande valore in sé – ma ci introduce a una dimensione che la società dello spettacolo nella quale viviamo, con l’ingenuità che appartiene ai poveri di spirito, vorrebbe celare allo sguardo: quella del thauma.
 
Ecco, la mia idea è che la mostra che oggi Assenza ci regala sia una mostra sul thauma. Immagino lo stupore di chi legge, sperando che ci sia chi legge e sperando, anche, che ci sia ancora chi si stupisce, vista la bruta congiuntura esistenziale che ci è dato di vivere. Ma se avrete pazienza, vedrete che quella che sembra un’esagerazione intellettualistica è invece la pura verità. Certo, per rendersene conto bisogna conoscere il significato della parola thauma. Farlo significa risalire alle fonti del pensiero che fonda la nostra cultura. Significa tornare ad Aristotele che nel thauma ritrovava l’origine della filosofia e, a mio giudizio - per estensione -  dell’insieme delle nostre attività intellettuali.
 
Normalmente questa parola greca viene tradotta con il termine meraviglia. E così nel pensiero comune si è imposta l’idea che il filosofare e più in generale il discutere sulle grandi questioni dell’essere e del divenire siano frutto della curiosità dell’uomo. È qui che si inserisce la riflessione di un grande filosofo italiano che risponde al nome di Emanuele Severino, il quale dimostra, prima di tutto in chiave etimologica, che il thauma piuttosto che con la meraviglia ha a che vedere con il terrore e con lo sgomento, con l’angoscia e la paura della morte. La stessa che deve aver invaso i cuori dei primi uomini di fronte allo strapotere terrificante della natura.
 
Da quel terrore scaturì quella fragilità che tutti gli uomini pervade ma da quel terrore nacque anche la loro forza di reazione. Tutto nacque: l’arte di Altamira e Lascaux (Bataille) e l’ardimento della tecnica, la pratica della violenza  (le guerre) e quella del ragionamento mitico e filosofico (le religioni e i sistemi di pensiero). C’è quindi nel concetto di thauma tutta la forza germinale dell’origine, che potete immaginare come una cellula staminale totipotente capace di moltiplicarsi e differenziarsi in mille direzioni. Ma sempre a partire dalla scintilla dell’angoscia primordiale.
 
Ed è proprio di queste scintille, anzi di queste esplosioni che immaginiamo assordanti, di questi lampi e di questi accidenti incontrollabili, che si aprono come lacerazioni luminose (caravaggesche) su fondo nero, che ci racconta oggi questo pittore coraggioso. Olio e inchiostro tipografico su carta e su tela per costruire la grammatica e la sintassi di una contro-narrazione che smaschera la banalità della narrazione dominante: quella che ci parla di una piccola vita senza prospettive che celebra i riti del consumo. Ed è sopra l’orizzonte dell’ovvio che si distende questa rappresentazione.
 
Se entriamo dentro la storia che Paolo Assenza ci racconta è proprio questo che avvertiamo. Non semplice meraviglia, ma sgomento di fronte a una natura (a un destino) di cui in larga parte ci sfugge il senso. Del resto la nostra libertà si fonda sulla consapevolezza dei nostri limiti, quella che ci deriva dalla coscienza di essere semplici aspetti secondari della natura. Una coscienza che dalla coreografia della carte sopra l’orizzonte,  che oggi ammiriamo, prende forza.  
 
Non è chi non avverta, infine, la profonda inquietudine del grande (s)paesaggio centrale, di cui le ventisette piccole carte sono satelliti, che pittoricamente, attraverso la sovrapposizioni e le colature di colore, falsifica qualsiasi attribuzione banale di scelta linguistica e, anche, qualsiasi interpretazione filosofica restrittiva. La grande tela è il thauma che, come tale, non può essere ritratto come un paesaggio qualsiasi ma non può essere nemmeno espressione di puro aniconismo. Non per caso sembrano confondersi gli elementi in tumulto, il cielo si confonde con il mare e il mare con il cielo, e di entrambi sgomenta la potenza. Al cospetto della quale non si può che chinare la testa, come dinnanzi al thauma. L’impresa di dare un volto all’angoscia primordiale era spericolata. Ma a me sembra che Paolo Assenza l’abbia portata a termine felicemente.
Roberto Gramiccia



 

Categorie