21/02/2012  al 09/03/2012

Maria Pia Daidone. Rossorame

A cura di: Loredana Rea

Maria Pia Daidone. Rossorame
Per questa installazione Maria Pia Daidone, che da alcuni anni lavora sulla necessità di indagare le possibilità espressive di materiali extra-pittorici, ha utilizzato il rame, scelto per la sua duttilità e per le sue valenze simboliche. Esso, infatti, non solo è il metallo che l’umanità usa da più tempo, ma riveste anche un ruolo di assoluta centralità in diverse cosmogonie, rappresentando l’energia vivificante che tutto pervade, il principio di ogni ciclicità.





21 febbraio  -  9 marzo 2012
 
 
ROSSORAME
per accendere l’immaginazione e sublimare desideri e timori
 
Una mente creativa è vergine e si proietta all’interno di un altro
 reame, dove la guardiamo ed è come se non l’avessimo vista mai.
Louise Nevelson
 
 
 
Maria Pia Daidone ormai da alcuni anni ha indirizzato la sua ricerca artistica verso l’indagine delle possibilità espressive di materiali extra-pittorici, scelti con l’intenzione di mettere in evidenza la coscienza di una fisicità diversa e, soprattutto, di un differente modo di rapportarsi allo spazio. Nasce così l’esigenza sempre più forte di attingere a un repertorio visivo di cui ha metabolizzato i codici, per alterare quanto già dato per assodato e muoversi con agilità tra tecniche, temi e soggetti.
Virtuosismo disincantato e sottile divertissement sembrano allora legarsi indissolubilmente, a creare altre opportunità di interpretazione, perché spesso per meglio vedere o capire la complessità di un fenomeno bisogna prenderne le distanze o semplicemente cambiare punto di vista.
Per questa installazione l’artista ha utilizzato il rame, scelto per la sua duttilità e per le sue valenze simboliche: non solo è il metallo che l’umanità usa da più tempo, ma riveste anche un ruolo di assoluta centralità nelle narrazioni cosmogoniche, rappresentando il principio femminile, l’energia vivificante che tutto pervade.
Il progetto nasce dall’idea di trasformare la galleria in una sorta di spazio rituale, fisicamente circoscritto eppure infinito, a contenere la vastità del cosmo e la finitudine dell’essere. Un ampio mantello metallico, realizzato con piccole tessere sbalzate, legate le une alle altre dalle maglie di una catena, abbraccia l’intero ambiente e lo anima di bagliori rugginosi e dorati, che accendono l’immaginazione, rendendo manifeste le tensioni verso una dimensione spirituale e dando corpo alle reminescenze di accadimenti vissuti. Daidone, infatti, mescola allusioni all’alchimia e alla mitologia con personali proiezioni psichiche, per delimitare un luogo in cui raggiungere la comprensione della realtà, sentita inevitabilmente come rispecchiamento delle profondità interiori, un luogo in cui recuperare la capacità di infrangere l’inerzia della quotidianità e accedere a una dimensione altra.
I frammenti di un’esistenza segreta, esaltata dalla bellezza del rame e dalla sua intrinseca sensualità, affiorano e si rispecchiano nelle tessere metalliche, che rappresentano il tessuto di ogni percezione di sé, in cui si stratificano i desideri, i sogni e i timori, intesi inequivocabilmente come sostanza della vita di ognuno, e prendono forma i sentimenti, le impressioni, i silenzi, le parole appena sussurrate e le tracce di gioie già disparite.
Quello che l’artista ha costruito lamina dopo lamina è il mantello di Venere e al contempo ricorda quei rivoluzionari abiti metallici, che negli anni ’60 hanno contribuito a trasformare il modo di intendere la femminilità: richiama alla mente antichi cerimoniali e al tempo stesso è il segno di un’eleganza dal sapore moderno.
L’intento è ricoprire, ma anche mettere a nudo una dimensione simbolica e metaforica del femminile, per creare un saldo legame tra mitologia e contemporaneità: nel presente, infatti, il mito ritrova la sua forza e le sue ragioni profonde.
 
Loredana Rea
 
 
 
 
 
 
 

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