03/12/2002  al 20/12/2002

MARIO MARIA BIANCHI: Tracciati mentali

A cura di: Carlo Fabrizio Carli

MARIO MARIA BIANCHI: Tracciati mentali

Un punto si muove nello spazio, e una linea, una traccia, un segno si manifesta nella dimensione di estrema rarefazione materiale (Icaro, 2002). Perché questa epifania possa affermarsi perentoria, è istintivo pensare ad un segno scuro su un fondo bianco. Questo segno è la matrice elementare di ogni espressione non fonetica; è la traccia della matita sul foglio; è l'ideogramma delineato da un'attitudine zen; è l'ombra proiettata dal filo che si avvolge nell'aria; è il serpente che striscia sulla sabbia; è il taglio netto e senza sbavature causato da una lama affilata; è la traiettoria tracciata da un vettore sottratto alla fatalità inflessibile del percorso rettilineo; da un vettore cui sia consentito divagare e volteggiare e impennarsi; cui sia attribuita un'attitudine riflessiva e che possa modularsi armoniosamente come una nota musicale, oppure mirare repentino l'obbiettivo.

C'è tutto questo nei ferri, nei tondini sapientemente e talvolta virtuosisticamente modulati, con cui Mario Maria Bianchi realizza le sue composizioni che, per ricorrere agli ambiti tradizionali dell'arte - sempre ammettendo che in questo caso abbiano ancora senso, il che non riesce affatto scontato -, tengono tanto della pittura che della scultura. In esse scorgi la primordialità radicale del segno, ma anche l'intatta pregnanza gestuale; il rigore e la poesia; lo yjng e lo yang , l'elemento maschile e quello femminile: in breve, uno speculum mundi. Spesso, i ferri sono appuntiti come matite pronte per l'uso (ulteriore richiamo metaforico al segno di grafite sulla carta bianca), e assumono una forte valenza direzionale, una carica energetica. Senza dubbio, essi istituiscono un'affinità con le raffigurazioni convenzionali di entità e di fenomeni della fisica: quando due di questi terminali acuminati si fronteggiano dappresso (Continuità, 1996), sembra quasi di veder scoccare fra di loro un arco voltaico. E, magari, entrano ed escono dal muro, solcando perentori lo spazio. Oltretutto, Bianchi delimita questo spazio con delle minimali cornici; oppure rilevandolo mediante supporti in legno dipinto. E' questo il campo, l'ambito fenomenologico dell'evento, che i ferri esplorano, percorrono, trapassano, violano (Spazio violato, 2002). Direi, anzi, che - come d'altronde sempre nella vita - il limite esiste proprio per essere varcato. Ancora una volta ci soccorre il linguaggio della fisica: quando il vettore, la forza supera i confini del campo, tende all'infinito

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