31/01/2006  al 17/02/2013

GIOVANNI LIBERATORE: Antropomorphisme s/r mer

A cura di: Loredana Rea

GIOVANNI LIBERATORE: Antropomorphisme s/r mer

Giovanni Liberatore presenta presso lo Studio Arte Fuori Centro dieci foto di grande formato 50X70 dal titolo Antropomorphisme s/r mer. Tutte le foto esposte sono stampate  da pellicola e fanno parte di un ciclo narrativo sviluppato traendo ispirazione dalle spiagge da lui frequentate tra il 2004 e il 2005  sul litorale tra Torvaianica e Capocotta. Il titolo stesso da lui conferito all’evento Antropomorphisme s/r mer  prende spunto dalla lezione surrealista suggeritagli dal manifesto scritto da Breton  nel 1924, nel cui contesto il meraviglioso ha la capacità di mobilitare per qualche tempo la sensibilità umana. Sempre a questo proposito il titolo della mostra gioca sull’ambiguità che stabilisce con le abbreviazioni utilizzate in Francia per la cartellonistica stradale che segnala le città sul mare – per esempio Cagnes s/r mer – sollecitando in tal modo analogie ed incongruenze, parallelismi e paradossi spiazzanti che già furono espedienti ampiamente utilizzati dal Surrealismo per i loro effetti destabilizzanti.

Se la surrealtà, ovvero la creazione di immagini ottenute attraverso un provocatore ottico che le destituisce di ogni attinenza al reale, è fenomeno piuttosto recente in Liberatore, anche se preannunciato dalla mostra dell’agosto scorso ad Anzio, c’è tuttavia da dire che anche il linguaggio fotografico da lui adottato in precedenza si è sempre rivolto alla realizzazione degli aspetti simbolici, astraendo dalle immagini valori poetici e fortemente evocativi. Certamente l’artista  conosce la pittura da cui deriva il gusto per certi tagli dell’inquadratura e l’uso della luce. Mi viene di pensare al ciclo dei suoi scatti in bianco e nero dal titolo Via dei Baullari, dove ombre umane sono proiettate sulla  strada  bagnata  a ridosso di Campo dei Fiori. In esso, malgrado la caratteristica tipicamente romana del soggetto, l’atmosfera che si coglie è tuttavia molto francese, suggerendo situazioni d’ambiente soffuse  alla Renoir-regista, riprese a sua volta dai quadri del padre Auguste, ed atmosfere simili a quelle percepibili nella pittura di Caillebotte. Analogo è l’interesse del pittore impressionista francese e di Liberatore, fatti salvi i necessari distinguo che separano non solo epocalmente i due, a rendere nelle loro opere pariteticamente protagonisti il soggetto umano e l’acciottolato della pavimentazione stradale, che reso lucido dalla pioggia e distorto dalle lunghe ombre dei passanti assume un significato che ormai sfugge alla realtà.

Già in questo ciclo su Via dei Baullari Liberatore enfatizzando oltre misura l’importanza del piano stradale così da stravolgerne il significato e la funzione – è interessante notare come analogamente il surrealista belga Laurente Delvoux in molte sue opere abbia riservato altrettanto interesse alla realizzazione pittorica delle strade acciottolate di Bruxelles illuminate dalla luna – asseconda un principio fondante bretoniano che sostiene che “ l’opera d’arte per essere veramente immortale deve uscire dai confini dell’umano perché buon senso e logica la danneggiano. In questo modo essa si avvicinerà al sogno e alla mentalità infantile”.

Da qui l’approdo agli ultimi lavori di Antropomorphisme s/r mer stabilisce la logica conseguenza.

Questa serie di foto rappresenta nella ricerca di Liberatore il raggiungimento di un risultato maturo che utilizza l’occhio come un provocatore d’immagini. Leonardo già lui sosteneva che delle macchie sul muro potevano stimolare l’apparizione di immagini diverse secondo

un principio non dissimile da quello utilizzato dalla psicoanalisi con l’interpretazione da parte dei pazienti delle macchie di de Rochas.

Non fu casuale evidentemente il rapporto stretto tra Surrealismo e psicoanalisi indirizzato nel verso della ricerca  del mutamento delle immagini ideologiche ed interessato, partendo da Leonardo, a spostare sempre più avanti la soglia dell’occhio che osa oltre ogni limite. Da un’immagine possono così scaturirne molte altre così che l’azzardo oggettivo che ne consegue può dare origine a soluzioni arbitrarie molto più ampie di quelle possibili agendo soggettivamente, creando in tal modo un mondo di oggetti definiti e nello stesso tempo destituiti da ogni fondamento reale. Ne conseguono forme continuamente mutanti spogliate della realtà e rivestite dei panni del meraviglioso bretoniano, anche se per un solo istante; pronte subito dopo a trasformarsi, antropoformizzarsi, in qualcosa di assolutamente diverso.

le foto di Antropomorphisme s/r mer , con l’uso sapiente di un bianco e nero fotografico molto vicino nella resa alle tecniche del disegno, colgono appieno il senso che Liberatore attribuisce al meraviglioso, da intendersi come apice, momento folgorante, attimo sublime, il cui tempo di persistenza copre un margine brevissimo.

I soggetti trattati,  impronte umane sulla spiaggia,  che Liberatore utilizza come immagini colte fotograficamente così come sono senza rielaborarle successivamente al computer, visualizzano l’apparizione momentanea delle orme antropomorfiche di volti umani o animali. Colgono l’affioramento dalla sabbia di qualcosa che l’attimo successivo il mare avrà già cancellato o trasformato in molteplici altre e diverse  forme.

L’azzardo ottico dell’artista vuole rivelare la meravigliosità dell’effimero, nella cui caducità risiede l’intensità emotiva che ci rende consapevoli che ciò che è stato fissato in quell’attimo è circoscritto a sé stesso in quanto assolutamente irripetibile.

 

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