23/05/2018  al 08/06/2018

Grazia Sernia “Dal suono al segno”

A cura di: Testo di Silvana Leonardi

Grazia Sernia “Dal suono al segno” Nella grafia, nel riportare un testo di propria mano, nel gesto scritturale c’è il valore aggiunto della memoria del corpo di chi scrive o trascrive, della sua emozione. Il segno con la stessa flagranza del suono, uno nato dal vuoto, l’altro nato dal silenzio, crea un codice segreto, personalissimo
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L’evento è il secondo appuntamento di Osservazione 2018 ciclo di quattro mostre in cui gli artisti dall’Associazione culturale FUORI CENTRO, tracciano i percorsi e gli obiettivi che si vanno elaborando nei multiformi ambiti delle esperienze legate alla sperimentazione.
 Scrive l’artista
…Nella mia ricerca ho voluto evidenziare la potenzialità del segno indipendentemente da ciò che diventa.
Lavorando su un supporto cartaceo, dove il vuoto dà spazio alla forma, liberandomi della stessa e intervenendo solo sul "ritmo-curva" e "sulla retta -scrittura", ho cercato di raggiungere la purezza attraverso il segno e la musicalità. Il mio interesse alla funzione della parola nell'immagine nasce dalla costante ricerca di compenetrazione tra i due linguaggi.

Quando il segno diventa pensiero
 Spazi di silenzio da percorrere con lo sguardo rivolto al possibile.
La parola è annidata nella profondità dell’essere, solo attraverso il silenzio possiamo raggiungere il linguaggio dell’anima, solo attraverso una grande disciplina e una conoscenza approfondita dei codici possiamo conoscere l’altro e riconoscerci nell’altro. Nelle parole dell’altro, in questo caso del Mallarmé di “Un coup de dés”, e non solo…
Nella grafia, nel riportare un testo di propria mano, nel gesto scritturale c’è il valore aggiunto della memoria del corpo di chi scrive, o trascrive, della sua emozione.
Il segno con la stessa flagranza del suono, uno nato dal vuoto, l’altro nato dal silenzio, crea un codice segreto, personalissimo, che qui si articola talvolta in forme rettangolari come pagine di un libro archetipico in cui l'immagine sopravvive attraverso le linee di sutura delle ferite dell'anima e della mente oltre l'ordine del simbolico e la sua rottura.
Irretita in una trama in cui ogni segno è in relazione intima con l’essere umano che lo traccia, che lo legge, nell’accezione di intimità come segreta mappatura di luoghi dell’anima, l’imago del vulnus, sottoposta a torsione distorsione distrazione, traspare attraverso lo snodarsi dei segni, dei graffi, quasi tracce mnestiche raggiungibili solo attraverso la distanza, il distacco, il far vuoto entro di sé, e che solo allora si rivelano diventando trame di luce.  Anche il bianco più che un’assenza è segno, così come la pausa è suono in una partitura musicale… Ma queste linee incise sulla lastra, queste “opere al nero” rendono altresì testimonianza dell’avvenuta percezione del thauma, di una insolita disposizione  a cogliere la problematicità dell’esistente ma nel contempo a mantenere presente per sempre l’apertura a una via di sapienza, quasi un rito, una  liturgia segreta che scioglie i nodi, permette l’accesso ai propri mondi interiori con una  forza che si cela, si nasconde, si dissimula nell’incidere una superficie, nel dare profondità allo spazio e alla  riflessione ben oltre qualsiasi orizzontalità del pensiero narcisistico.
La consapevolezza originata dallo stupore si traduce allora in un chiaro sguardo che si interroga sulle grandi e piccole cose del mondo e sulla condizione dell’uomo del nostro tempo.
 
Silvana Leonardi                                                                                aprile 2018
 



 
 
 

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