30/01/2018  al 16/02/2018

Christian Costa "Mondi Ammaccati"

A cura di: Marcello Corazzini - testo di Stefania Bison

Christian Costa "Mondi Ammaccati"
i testi, scritti con una precisa calligrafia rettilinea o circolare, suggeriscono il tema portante dell’opera, indicandoci una possibile soluzione, una via d’uscita, un balsamo ai mali perpetrati alla nostra Terra e Costa lo fa per mezzo della cultura e una visione poetica del mondo e della vita
 
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MONDI AMMACCATI
opere di Christian Costa
 di Stefania Bison
  “La Terra. Violata, maltrattata, bruciata, negata nella sua più profonda bellezza. Odiata e disprezzata da chi dovrebbe in realtà averne cura, da chi dovrebbe custodirla come bene prezioso da tramandare alle generazioni a venire.
E poi la poesia, la bellezza dei versi come pioggia salvifica e balsamo rigeneratore.
La bellezza salverà il mondo. La famosa frase, fatta pronunciare da Dostoevskij al principe Miškin, protagonista de “L’Idiota”, ben si accompagna a una lettura più profonda delle opere di Christian Costa.
Poesia pura, nella sua accezione più profonda, che si unisce a un’indubbia sapienza manuale per dar vita a opere che richiedono, e impongono, uno sguardo attento, scevro da superficialità e da facili definizioni.
Il giovane Costa urla attraverso i suoi Mondi ammaccati, i World’s words e i World’s words burned una chiara denuncia nei confronti di chi perpetra lo sfruttamento ai danni del nostro pianeta: tuttavia la sua voce di protesta viene sublimata nell’arte, diventando così ancora più forte e comunicativa. Le sue opere hanno quel valore aggiunto di cui già Vasilij Kandinskij parlava: sanno profetizzare il mondo, oltre a fornire spunti di riflessione.
È raro incontrare un artista che riesca a coniugare in modo così perfetto forma e contenuto, rendendoli parte di un unicum espressivo e poetico. Ed ecco i Mondi ammaccati, sfere di legno o tavole, talvolta lasciate alla loro colorazione naturale altre volte smaltate, con applicate foglie d’oro e d’argento che riproducono la geografia terrestre, schiacciati come lattine ormai inutilizzate e inutilizzabili, deformati e quindi trasformati da sfere in dischi, piegati e stropicciati da una mano senza controllo.
Eppure Costa li plasma, li accarezza con una manualità da artigiano, ne ammorbidisce le forme, lasciando che sia la luce a definirne i contorni, a mettere in evidenza le venature del legno, in un gioco suggestivo di luci e ombre. Se i mondi ammaccati non consentono all’osservatore di intravedere possibili vie di salvezza, i World’s words sono invece luminosi momenti di speranza.
La pelle ammaccata delle sfere e delle tavole si arricchisce di versi di poesie e di brani tratti dalla storia della letteratura internazionale. Cerchi concentrici di parole, ora fitti ora diradati sulla superficie, rappresentano la rivincita dell’Uomo nella sua essenza più pura. La cultura, e la sua capacità di sopravvivere al trascorrere dei secoli, diventa l’unica via di salvezza per l’umanità e per il pianeta che ci ospita: riportarla con minuziosità certosina sull’opera è per lo scultore un modo per renderla immutabile. Con queste preziose creazioni lo scultore Costa dimostra di essere un colto ricercatore che non si accontenta dei risultati finora raggiunti.
C’è uno studio approfondito dietro ognuno di questi cosmi, ci sono sperimentazioni sui materiali, che rendono ogni singola scultura un pezzo unico. Inutile cercare qualcosa di casuale nella produzione di Costa, non lo troveremo mai: nelle tavole le scritte cadono dall’alto verso il basso come pioggia che ha il compito di lavare le brutture del mondo, la rarefazione delle parole e la diversa intensità di esse è funzionale al messaggio che vogliono comunicare.”
 
 
 
 
 
 
 
 

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