30/01/2007  al 16/02/2007

PIETRO CELANI: Sospensioni di bianco e di nero

A cura di: Ivana D'Agostino

PIETRO CELANI: Sospensioni di bianco e di nero

Una fotografia è un segreto su un segreto. Quanto più ti dice meno tu sai.

Diane Arbus

Un’esplicita attitudine a superare la pelle delle cose per andare in profondità caratterizza fin da principio la ricerca di Pietro Celani, per il quale l’incontro con la fotografia è esperienza recente, ma indubbiamente fondante, rispetto alle iniziali prove legate alla pittura, tanto che quest’ultima è ormai diventata interesse secondario se confrontato alla volontà di sperimentare le possibilità evocative del linguaggio fotografico.

Evocare, richiamare l’inevitabile flusso del tempo attraverso la memoria, e non rappresentare è il filo sottile ma tenace che lo ha guidato nell’approccio alla fotografia, intesa non semplicemente come uno strumento per documentare il reale, quanto piuttosto come un linguaggio complesso per ricostruirlo attraverso significativi frammenti, come opportunità per tessere di esso una nuova trama, capace di esprimerne la problematica articolazione.

L’assunto di partenza è quello di riuscire a calibrare l’occhio fisiologico in completa sintonia con l’obiettivo della macchina, così da superare lo scontato richiamo al reale e alla sua rappresentazione e lasciare emergere con forza l’esistenza di un linguaggio astraente rispetto alla realtà, in cui l’immagine si colloca come emblematico segno di una ricerca che rifugge ogni tentazione narrativa. Ne consegue che netto è il rifiuto di porsi frontalmente rispetto alle cose, rinunciando a ogni desiderio di registrare, per mostrare, invece, quanto attraverso l’obiettivo esse possano rivelarsi diverse. Ciò che gli interessa è una ricercata lateralità, che permette di guardare il reale, ma anche di superarlo, trasformando la realtà fotografata in immagine sospesa dal flusso della quotidianità, cui pure inequivocabilmente appartiene.

Celani parte, infatti, dalla realtà e procede per sottrazione, imprigionandola in tagli studiati, in inquadrature talvolta decontestualizzanti, in immagini emblematiche che pur presupponendo l’esistenza del reale affermano l’assoluta importanza dell’intervento autonomo e completamente creativo dell’artista, che stabilisce l’ampiezza del campo della visione, il limite che separa e allo stesso tempo esalta un dettaglio, un frammento evocativo, capace di esprimere non il carattere fattuale degli accadimenti quotidiani, non la loro estrema e talvolta irritante visibilità, quanto piuttosto la loro inaspettata e spesso segreta profondità.

Per questa esposizione ha costruito una raffinata installazione tutta giocata sui toni di un rigoroso bianco e nero. L’idea è quella di mostrare, dopo averli tirati fuori di un cassetto segreto, i ricordi dei “viaggi interiori” compiuti in compagnia della macchina fotografica, capace di rendere visibile, sospendendolo dall’inarrestabile divenire della vita, ciò che normalmente sfugge all’attenzione dei più, perché ad appassionare Pietro Celani è il farsi, il divenire, la differente dimensione del tempo, con l’intento di lasciare emergere quei dettagli apparentemente insignificanti di cui è intessuta la quotidianità. L’effetto è quello di una calcolata rarefazione in cui ogni immagine si dissolve nell’altra seguendo il ritmo lento ma in crescendo del farsi delle emozioni.

Le sue fotografie, presentate in macro e micro dimensioni come inequivocabili segni di presenze e indicazioni di assenze, si mostrano allora in forma di calibrate costruzioni senza tempo, anche se osservandole per ciascuna di esse è possibile individuare un preciso riferimento, un particolare momento esistenziale, in cui il sentire personale si intreccia ad una storia preesistente. Eppure sono sospese dal flusso del reale, ma nello stesso tempo sorprendentemente palpitanti a scandire lo scorrere della vita con la sua scontata normalità o straordinaria eccezionalità. Sono un frammento strappato agli accadimenti dell’esistenza, intorno cui Celani ha lavorato con certosina attenzione, per lasciare emergere la poesia del quotidiano.

 

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