02/05/2007  al 19/05/2007

DOMENICO CARELLA: CONIUGANDO… il tempo presente

A cura di: Loredana Rea

DOMENICO CARELLA: CONIUGANDO… il tempo presente

Il tempo è per noi un problema, un tremulo ed esigente problema, forse il più vitale della metafisica

Jorge Luis Borges, Storia dell'eternità, 1936

Coniugare il tempo presente, senza perdere la memoria di quello passato è l'imperativo che ha guidato Domenico Carella nella lenta elaborazione delle opere recenti, generate da una complicata ma certo fertile connessione tra proposizioni di pensiero e prassi di lavoro.

Il desiderio di trovare attraverso l'arte un rapporto tra il tempo oggettivo, scientificamente misurabile, e il tempo della coscienza, ambiguamente variabile, lo ha spinto a sviluppare un linguaggio apparentemente semplice: utilizzare la ruggine per lasciare sulla tela grezza le tracce incancellabili dell'inesorabile trascorrere dell'esistenza, eppure complesso: trovare un rapporto tra il tempo delle cose e il tempo degli uomini, il tempo biologico e fisico e il tempo dell'immaginario, mettendo in gioco un divario esplicito tra la temporalità contenuta nelle opere e quella della loro ricezione. Perché se è semplice cogliere nel dispiegarsi delle velature rugginose i segni visibili del farsi della quotidianità, non è altrettanto agevole comprendere la struttura concettuale che è alla base della sua metodologia operativa, in cui l'assoluta e inquietante intangibilità del tempo è orizzonte problematico capace di tradursi in una sorprendente concretezza formale.

Nei lavori di Carella, infatti, non c'è indizio di scontati citazionismi, né di prevedibili propositi narrativi, che tradirebbero le premesse e depotenzierebbero gli esiti, banalizzando il dinamico equilibrio tra la persistenza del passato e la necessità di misurarsi con le problematiche del presente. Si mostrano, anzi, come studiate sedimentazioni di segni, impronte e frammenti, come tracce dello scorrere fluido e irrefrenabile del tempo, come stratificazioni di immagini enigmatiche che materializzano il ritmo inarrestabile del divenire dell'esistenza e, simultaneamente, come percezione e coscienza dell'articolazione della provvisoria instabilità della realtà.

A guidare l'artista è la necessità di rendere manifesta la variabile misura delle impressioni, delle sensazioni, delle emozioni che in maniera imprevedibile e differente segnano profondamente ogni singola esistenza interiore e, soprattutto, il bisogno di trattenere durevolmente tutte le tracce di ogni accadimento quotidiano, per afferrare l'infinità dell'essere e superare l'inquietudine legata all'inevitabile compiutezza del tempo presente.

Il divenire della quotidianità offre sempre nuovo materiale da rielaborare, da trasformare, per bloccare, anche solo per un istante, il ritmo convulso del vivere e prestare attenzione a tutto ciò che ogni giorno sfugge, fagocitato dalla reiterazione nel tempo. L'obiettivo è comprendere la natura dell'indissolubile legame tra la finitezza della vita e l'assoluta inarrestabilità del divenire, per guardare al presente e sconfiggerne la fragilità.

Carella procede isolando e aggregando, seguendo le regole di un sistema di astrazione, tanto che si è completamente liberato dall'urgenza della rappresentazione. Non descrive semmai suggerisce, per svelare forme elementari che nascondono segni apparentemente casuali, a evidenziare lievi tessiture e calibrate modulazioni cromatiche, che sottolineano l'inarrestabile dinamicità degli eventi percepiti.

La seduzione di queste opere, mature nonostante la giovane età dell'artista, nasce dai recuperi visivi, dai rimandi culturali e dalle persistenze iconiche, che caratterizzano inconfondibilmente la concretizzazione formale del processo di sperimentazione messo in atto, ma, soprattutto, è originata dalla capacità di evocare l'ambiguità familiare ed inesplicabile dell'eternità del tempo rispetto alla complessa caducità dell'esistenza. 

 

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