16/03/2004  al 02/04/2004

ANGELO BRUGNERA: Equilibri eccentrici

A cura di: Loredana Rea

ANGELO BRUGNERA: Equilibri eccentrici Artista autentico Angelo Brugnera, nel senso più genuino che si può conferire a questa defini­zione. Di poche parole lascia che siano le sue sculture a comunicare per lui i pensieri e le idee che sottende alla sua ricerca. Ne nasce di conseguenza un dialogo a tre – tra lui, l'opera e chi si interpone tra loro come anello di trasmissione con il pubblico -, la cui circolazione risulta più interattiva e autenticamente scambievole in ragione di una maggiore o minore capacità di penetrazione – in questo caso da parte di chi scrive - nelle ragioni profonde scatenanti quel certo tipo di soluzioni plastiche. Mi spiego: è sulla base di come si osservano le sue sculture e di quello che si dice di esse, e di quanto l'artista reputi che corrisponda a ciò che lui vuole rea­lizzare, che si apre la possibilità di un dialogo più o meno partecipato; in una parola, che si rende possibile la comunicazione autentica che solo la fiducia reciproca è in grado di assicurare. E questo al di là dei ruoli più o meno condivisibili – critico, artista, gallerista, curatore d'im­magine, o quant'altro – che ognuna delle parti è comunque tenuta a giocare in quel momento. Superata l'iniziale verifica, dimostrando sul campo la capacità d'intelligere la forma, solo a quel punto con Brugnera comincia il dialogo vero e proprio. Sulla scultura, naturalmente, e sul come riesca a darle consistenza plastica partendo dalle sue immagini mentali, che proiettate in ester­no su di una forma trovano coesione attorno ad una generatrice: da lì, usando materiali rigo­rosamente coerenti alla tradizione della grande scultura – marmo greco, bianco di Carrara, pietra, rosso di Verona -, l'artista procede realizzando strutture plastiche liricamente astratte. Forme antropomorfe e non oggettive, fluide e dotate di leggerezza, vocativamente portate verso una naturale proiezione spaziale. La collocazione nell'ambiente, caratteristica della scultura di per sé tridimensionale, assume però in queste forme un'attitudine particolare. Appese al soffitto, come Danza carnale ed Entità sospesa, soprattutto la seconda per la delica­tissima forma allungata, esse sembrano levitare nello spazio quasi autoreggendosi staccate da qualsiasi supporto. La stessa capacità destabilizzatrice della lettura dello spazio, unita all'uso antitradizionale del supporto della scultura – si pensi alle normali basi e ai piedistalli solitamente impiegati in que­ste funzioni -, tanto più che Brugnera lavora materiali di rigorosa derivazione classica, si riscon­trano in Germinazione, ultima opera realizzata di questo ciclo compreso tra il 2000 e il 2004. Sottile e quasi incorporea, protesa nello spazio uscendo direttamente da una parete, essa assu­me il senso di un segno plastico proiettato nell'ambiente. Ma anche quando la scultura in modo più consueto è sostenuta da una base, lo fa stabilendo con essa equilibri al limite dell'azzardo, eccentrici, come Sull'Onda, che sviluppandosi nello spa­zio sembra quasi sfidare tutte le leggi della statica. Altrettanto spostati al limite dell'azzardo, oltre la cui soglia si rischia la frattura, sono gli spes­sori sottili dei suoi marmi dalle linee sinuose, le cui forme danzate sono portate al massimo della trasparenza: curve plastiche che si snodano aprendosi e chiudendosi entro ritmi continui dentro fuori che plasmano sculture dove i vuoti spesso prevalgono sui pieni. E dove la luce trascorre morbidamente su superfici ora scabre ora più levigate ma mai lisce, per una lettura inin­terrotta che non prevede pause nè spezzature della forma. Sono sculture, queste, che si concretano dunque in materia sensibile alla luce. Ma sono anche dotate, come si coglie in certi titoli, Danza carnale, Danza d'ali, quando non è suggerito dalla forma stessa snodata come un nastro sinuoso, come nella recente Apparizione del 2004, di una loro dinamica interiore, di una loro musicalità. L'abbinamento non casuale tra musica e arte non oggettiva è problematica interna a certe declinazioni dell'Astrattismo già dall'inizio del secolo scorso. Le soluzioni plastiche adottate da Brugnera rientrano in quell'ambito dell'arte non oggettiva - seppure egli adoperi materiali da sempre consueti alla scultura, che per questo si sono definiti classici –, che pur derivando da immagini sollecitate da un iniziale stimolo di rappresentazione, come nel caso di Rosa di mare e Impatto, lo abbandonano tuttavia lungo il percorso, tanto da produrre forme, trattandosi in questo caso di scultura, il cui rapporto con il mondo esterno è talmente alterato da divenire irriconoscibile. L'elemento dinamico interno a queste opere, reso eccentricamente con gli equilibri-disequilibri che stabiliscono con le basi d'ancoraggio, quando esse sono previste; o uscendo da un muro come segno scultoreo; o, ancora, adottando linee curviformi che dispiegano motivi plastici dise­gnati nell'ambiente, ne chiariscono la valenza musicale armonica e la vibrazione nello spazio. E spiegano anche il portato di una ricerca che si dà sulla scultura attuale, che si collega ideal­mente alla tradizione di Arp, soprattutto quello delle forme organiche, di Brancusi, di Viani. Ma che poi diventa solo sua, di Brugnera: scultura biomorfica, lirica, musicale, dotata di una vocazione spiccatamente ambientale, che esprime a volte attraverso sospensioni, più spesso mettendo in atto dinamiche eccentriche di spiazzamento spaziale.

Categorie