STEFANO SODDU - SCULTURE ED ALTRO
a cura di GIORGIO BONOMI
Inizio evento: 12/03/2010
Fine evento:28/03/2010
Provincia: Verona
Città: VERONA
Indirizzo: Chiesa di San Fermo, lato Stradone
Luogo: SPAZIO PISANELLO – FONDAZIONE TONIOLO
Apertura: tutti i giorni dalle 16,00 alle 19,30, escuso i lunedì
E-mail informazioni: info@fondazionetoniolo.it
Stefano Soddu è uno scultore che usa prevalentemente il ferro. Un ferro scuro, forte, duro, che poco concede, nella sua matericità, al sentimento lirico. Eppure, come spesso accade con gli uomini (e con le donne) che appaiono “duri”, “coriacei”, anche la scultura di Soddu lascia trasparire, al di là della “ferrignità” un’anima “gentile” e di fine poeticità.
Qui, in un’opera, unisce il ferro alle polveri, per giunta colorate, di rosso, verde, bianco, nero, giallo, poiché si tratta, come suggerisce il titolo “Celle dell’Anima”, della memoria dell’anima. E’ un lavoro che nella sua semplicità rende perfettamente il senso della molteplicità dell’Uomo e della sua unicità nella condizione comune dei limiti che lo contraddistinguono e nella tensione per il loro superamento.
Altre volte Soddu, consapevole del valore ancestrale e archetipo del ferro, ad una perfezione geometrica del cerchio, contrappone una rottura dello stesso e lo addolcisce unendo del colore che sprigiona un alone di luce dal retro. Il colore steso sul retro del cerchio costituisce per un verso un elemento compositivo intenso e assai significativo e, per un altro, evoca il senso del mistero dell’essere umano. Fattore questo che ritroviamo in un’altra serie di sculture che si presentano con uno spirito neo costruttivista, essendo costituiti da figure geometriche inserite in pannelli rettangolari in ferro. Dalle spaccature geometriche operate nel ferro, fuoriesce, provocato dalla luce naturale e dal materiale plastico usato, del colore: una dichiarazione esplicita che per Soddu la scultura vuole essere qualche cosa di più di un mero momento costruttivo destinato soltanto alla percezione visiva. Non è casuale che Soddu accosti queste sculture sulle pareti, rinunciando apparentemente alla plasticità complessa del tutto tondo, ma ritrovando sulle possibilità infinite date dal muro, attraverso le trasparenza, con il suo essere soglia con un al di qua, visibile, e un al di là, solo immaginabile. Così quelle si presentano a prima vista come una variante dell’arte “geometrica”, si scopre dotata di una concettualità più articolata, cioè si offre come discorso complesso che nasconde, come voleva von Hofmannsthal, la profondità nelle superfici e che invita a riflessioni profonde sull’essere e sulla vita che è certo un dramma ma che l’arte, secondo il pensiero degli antichi Greci, presenta appunto come tale e, attraverso la catarsi, lo spettatore, dopo la consapevolezza della tragedia, ritrova il senso, lo scopo e, in fondo, il gusto della vita
Ottobre 2009 Giogio Bonomi