Massimo Pastore, Bianco - cold landscapes

a cura di Viviana Checchia

Inizio evento: 27/02/2010 Fine evento:31/03/2010
Provincia: Bari
Città: Bari
Indirizzo: Via dei Gesuiti 13
Luogo: Museo Nuova Era
Apertura: dal lunedì al sabato ore 17- 20
Sito internet: http://www.museonuovaera.it
E-mail informazioni: museonuovaera@alice.it

Massimo Pastore, Bianco - cold landscapes
Due sono le cose che, secondo Keplero, ci svelano le armonie in quelle che compongono la natura e sono la luce e il suono. Che la luce sia intrinseca alla fotografia è fuori di discussione mentre può apparire  ininfluente un qualsiasi riferimento al suono. Eppure, secondo la scienza che ne studia la struttura, il suono non è altro che una “vibrazione che attraversa l’aria”  e pare quasi di avvertirla, nell’intenso splendore delle innevate foto di Massimo Pastore , questa vibrazione e tanto forte da poterne dedurre una loro altrettanto intrinseca musicalità. Vibrando nell’aria, il suono non solo viene avvertito dalla nostra mente ma coinvolge, fisicamente e inevitabilmente,  anche il nostro corpo. Guardando quei corpi nudi che animano l’ambientazione delle foto, si innesca un meccanismo empatico con l’autore: ci appare naturale la loro condizione che può così permettere alla pelle, liberamente, di recepire la carezza del suono. Forte del messaggio che vuole trasmetterci, quell’uomo in marcia sul nastro d’asfalto volge il capo come a guardarci ed appare quasi sorpreso a vederci, fuori campo, imbacuccati nei nostri vestiti. Non esprime però soltanto stupore quello sguardo ma, nel contempo, il fugace disincanto di chi venga distolto dalla magica astrazione in cui sono immersi anche tutti gli altri personaggi colti dall’obiettivo di Massimo Pastore. Rimandano vagamente, questi personaggi, isolati o a gruppi, ai calchi di gesso, inventati nel clima della pop art degli anni sessanta, dallo scultore americano George Segal perché, come quelli, sono figure spettrali, scolpite nel tempo, pressoché alienate nella quotidianità dei loro atteggiamenti. Ma a differenza da quelli dell’americano la vitalità dell’aspetto materico , non il gesso bensì la loro pelle vibratile, li rende ben vivi, ignudi quali sono, ai nostri occhi. Appaiono come in procinto di agire, però la loro azione sembra improvvisamente arrestarsi, solo pensata. Esattamente come l’indicazione “pensato” introdotta da Anton Webern nelle sue composizioni: “ Non suonare la nota, pensala soltanto “. I personaggi di Massimo Pastore appaiono del tutto avulsi dalla realtà  in cui sono immersi ed in atteggiamenti che inducono chi li osserva a concludere che le note,  come Webern suggeriva,  senza suonarle le stiano soltanto pensando su di uno sfondo altrettanto bianco quanto loro. Nelle foto di Massimo Pastore questo “non colore” assolve alla funzione di “dominante” nella più classica delle accezioni fotografiche, è preponderante in tutte le zone dell’immagine. Ma il bianco è anche l’estremo della scala cromatica che si contrappone all’altro, il nero. Contrapposizione che viene generalmente ripresa per spiegarne un’altra: quella tra la vita e la morte. Lo sfondo quasi monocromatico a cui ci troviamo di fronte dà però una visione molto più intimista e sofferta della vita e richiama alla perfezione le parole di Wassily  Kandisky il quale, sostenendo la stretta affinità fra le arti ed in particolare fra musica e pittura, affermava che “il bianco ci colpisce come un grande silenzio che ci sembra assoluto”. C’è una sorprendente assonanza fra questa affermazione del grande pittore e l’esigenza attribuita a Webern che certe sue note dovessero restare soltanto “pensate” . E Kandisky , a meglio chiarire il suo pensiero , non esita ad affermare che il bianco “è come un nulla senza possibilità, come la morte del nulla dopo che il sole si è spento, come un eterno silenzio senza futuro e senza speranza “. Sono concetti questi che vanno ben meditati per comprendere quel senso di vita e di morte che, per l’appunto, aleggia nelle foto di Massimo Pastore.


MAPPA:

Stampa, invia via email, segnala nei tuoi social network