Kengiro Azuma
a cura di Giuseppe Appella
Inizio evento: 26/06/2010
Fine evento:02/10/2010
Provincia: Matera
Città: Matera
Luogo: Museo della Scultura Contemporanea
Apertura: Da martedì a domenica dalle ore 10,00 alle ore 20,00
Tel. 320.5350910
Sito internet: http://www.musma.it
E-mail informazioni: info@musma.it
La mostra, a cura di Giuseppe Appella, comprende 102 sculture, 50 disegni e 16 gioielli datati 1948-2010, oltre a una installazione,
La luce di Matera, preparata per l’occasione tra gli ulivi di San Nicola dei Greci. Le opere verranno suddivise tra le due chiese rupestri che dal 1987 accolgono le mostre materane (Grandi sculture) e il MUSMA (Piccole sculture, disegni e gioielli). La biblioteca Scheiwiller, inoltre, ospiterà una ricca messe di immagini e documenti, in maggior parte inediti, che tracciano la vita e la fortuna critica dello scultore giapponese in oltre 60 anni di lavoro, e tutti i filmati (ultimo in ordine di tempo quello di Philippe Daverio mandato in onda da RAI TRE lo scorso aprile) realizzati su Azuma in occasione delle opere monumentali sistemate in parchi e musei di tutto il mondo. L’opera di Azuma, pur se maturata accanto all’esperienza di uno dei maggiori scultori occidentali, qual è stato Marino Marini, in un silenzioso e devoto scambio tra maestro e discepolo sollecitato a penetrare la propria vera natura, ha conservato nel suo stile l’astratta e rigorosa simbologia tipica dello spirito orientale, richiamo diretto della filosofia Zen. A questa astrazione, però, ha saputo sempre opporre il peso reale, ovvero l’energia della materia da cui è riuscito a sottrarre ogni sotterranea capacità plastica da esaltare in uno spazio che rendesse evidenti, mediante sottili trapassi luminosi, le superfici dei riquadri, le incrinature dei piani, il gioco dei pieni e dei vuoti, il ritmo delle lastre parallele di metalli portati al più alto grado di raffinatezza espressiva. In questa costante alternativa o intreccio di giochi d’ombra, di buchi ora scuri e profondi ora trapassati da parte a parte, quasi tendesse a ricomporre l’unità spaziale nell’ordito stesso della scultura, è evidente la concezione filosofica Zen corrispondente al contrasto tutto - nulla, all’immedesimazione tra le due forze che elidendosi si identificano l’una nell’altra. Al centro di tutto c’è la meditazione, che insegna a tornare all’esperienza più profonda di sé per percepire chiaramente, senza forzare in alcun modo il processo di consapevolezza, che la forma è vuoto e il vuoto è forma, e le cose sono in continuo mutamento. Ha scritto Azuma: “In tutti questi anni vissuti in un paese straniero ho inserito nella mia attività di scultore, dentro certe forme, tanto le cose della natura quanto aspetti diversi del pensiero umano che si plasma nella realtà quotidiana, così come il mio personale modo di vivere. Sono pienamente convinto che la vita non è altro che un incessante sforzo diretto all’avvicinamento dell’assoluto.
Che cosa è l’assoluto? Mi pare che la vita e l’arte siano completamente immerse nel mistero”. Kengiro Azuma è nato il 12 marzo 1926 a Yamagata, un piccolo paese al centro-nord del Giappone, secondo di sette figli, in una famiglia di artigiani del bronzo con una secolare fonderia di vasi, figure di animali e oggetti di culto forniti ai templi buddisti e shintoisti. Dopo essersi arruolato nella divisione aeronautica, nelle truppe d’assalto della Marina Militare Imperiale e aver visto partire per missioni suicide molti compagni, è pronto ad imitarli, ma la guerra e la bomba su Hiroshima decidono altrimenti. Torna a Yamagata e comincia a frequentare la sezione di scultura dell’Università Nazionale d’Arte di Tokyo, laureandosi nel 1954. Nella stessa Università è assistente fino al settembre del 1956, quando ottiene una borsa di studio dal governo italiano, si trasferisce a Milano e frequenta per quattro anni i corsi di Marino Marini, all’Accademia di Belle Arti di Brera dove si diploma nel 1960. Diventa assistente personale di Marino fino al 1979, e, dopo la morte del maestro avvenuta a Viareggio nel 1980, è membro del comitato scientifico della Fondazione intestata al grande scultore toscano. Accademico di San Luca dal 1993, nel 1995 riceve dall’Imperatore del Giappone la decorazione “Shijnhosho” e nel 1996, dal Sindaco di Milano, l’Ambrogino d’oro.