Il Ventre Dell’architetto
Inizio evento: 03/09/2010
Fine evento:20/11/2010
Provincia: Venezia
Città: Venezia
Indirizzo: San Marco 1997
Luogo: Jarach Gallery - Galleria Pack
Sito internet: http://www.jarachgallery.com
E-mail informazioni: info@jarachgallery.com
MATTEO BASILÉ | PETER BELYI | ROBERT GLIGOROV | CLAUDIO GOBBI |
GUIDO GUIDI | TEODORO LUPO | MASBEDO | MARCO NERI | MARINA PARIS
| GIUSEPPE PIETRONIRO | ROBERT POLIDORI | CLAUDIA POZZOLI | MARTINA
DELLA VALLE | ALESSANDRO ZUEK SIMONETTI
In occasione della 12a Biennale di Architettura di Venezia, Jarach Gallery e Galleria Pack
propongono un progetto congiunto in cui sarà presentata una selezione di circa 20 opere
di alcuni degli artisti di entrambe le gallerie che indagano il tema dell’architettura.
Il titolo, ripreso dalla celebre pellicola del regista inglese Peter Greenaway - visibile in
mostra - indica appunto l’approccio attraverso cui gli artisti entrano nelle viscere dei
luoghi e dei non-luoghi, delle geografie dell’anima e del corpo.
Matteo Basilé (Roma, 1974) usa la materia elettronica per una profonda indagine
sull’umanità contemporanea. Il racconto di Basilé profondamente imbevuto della tradizione
pittorica barocca si concentra su icone figurative - siano esse umane o architettoniche
- dove l’elettronica aggiunge elementi, modifica colori, crea panorami immaginari.
Peter Belyi (Leningrado, 1971) In
My Neighbourhood, attraverso l’utilizzo di decine di
diapositive degli anni settanta, ricrea le maquette di interi quartieri popolari della Russia
sovietica in cui le vite degli abitanti appaiono enormemente distanti tra loro.
Robert Gligorov (Macedonia, 1959) gioca sul concetto di dio-architetto di tradizione
massonica ultizzando se stesso come modello per un dittico in cui il “terzo occhio” è
sovrapposto all’occhio umano, anziché situarsi al centro della figura.
Le immagini di
Claudio Gobbi (Ancona, 1971) danno luogo a composizioni impeccabili
nelle linee e nei piani, nelle luci e nei cromatismi, con una predilezione per le simmetrie.
In tal modo altera la percezione del reale, e contemporaneamente instaura un discorso
oggettivo che porta alla riflessione sulla nostra storia e memoria collettiva.
Guidi Guidi (Cesena, 1941) da molti anni porta avanti una ricerca sulle diverse qualità
della luce che riesce magistralmente a declinare per immagini. Utilizza soggetti comuni
come strade, piccoli edifici, particolari architettonici, che diventano nel suo obbiettivo
pretesti per una rappresentazione interiore del vedere quotidiano.
Il lavoro di
Teodoro Lupo (Treviso, 1975) si concentra da tempo sul tema della
JARACH GALLERY - S. Marco 1997, Campo San Fantin, 30124 Venezia
T./F. +39 041 5221 938 - info@jarachgallery.com, www.jarachgallery.com
GALLERIA PACK - Foro Buonaparte 60, 20121 Milano
T. +39 02 8699 6395, F. +39 02 8739 0433 - info@galleriapack.com, www.galleriapack.com
visione nelle sue ramificazioni più estreme. Dopo aver sviluppato la tematica della
percezione in carenza di luce, analizzando l’effetto disorientante della notte e del buio,
ora si concentra sull’analisi dello straniamento visivo provocato dalle le situazioni di luce
abbacinante.
Il duo
Masbedo (Nicolò Massazza, Milano, 1973 - e Jacopo Bedogni, La Spezia, 1970)
conduce una ricerca intorno alla narrazione cinematografica attraverso le nuove tecnologie.
I loro lavori si diffondono a partire da una narrazione intensa ed emotiva, portando in
profondità la soggettività dei personaggi. Immagini sofisticate ed elaborate conferiscono
un senso di precisione meticolosa che suscita il coinvolgimento emozionale dello
spettatore.
Marco Neri (Forlì, 1968) da sempre indaga temi legati alla costruzione e alla decostruzione
dei concetti filosofici e architettonici. Tinte piatte, impersonali che trascendono dall’uomo
- di fatto quasi sempre assente nei suoi lavori - e ne relegano la presenza nell’immaginazione
dello spettatore.
La ricerca recente di
Marina Paris (Ancona, 1965) si centra su quelli che comunemente
vengono definiti “non luoghi”; comuni spazi di attraversamento come scuole, ospedali,
stazioni, sale d’aspetto e corridoi che sono radicati nella memoria collettiva e alla relazione
che questi stabiliscono con l’uomo. Una sorta di inquietante standardizzazione che fa
perdere loro le specifiche identità e annebbiare i caratteri delle consuete funzionalità
d’uso; rivelando così il loro carattere disciplinare, di controllo e una natura fortemente
claustrofobica.
Giuseppe Pietroniro (Toronto, 1968) L’oggetto delle riflessioni dell’artista è solitamente
il luogo, lo spazio, inteso sia come margine che come ambiente periferico, all’interno
del quale prende forma l’esistenza umana, un’esistenza talvolta giocosa, ironica, che
si esplica attraverso modalità complesse. Nonostante siano dichiaratamente abbandonati,
gli ambienti di Pietroniro lasciano intendere sempre la presenza umana.
Robert Polidori (Montreal, 1951) racconta per immagini grandi tragedie, come quella
di New Orleans, o la più famosa Chernobyl per lasciare da esperto reporter qual è una
memoria storica tangibile di avvenimenti che hanno inevitabilmente segnato la storia
dell’umanità.
La fotografia di
Claudia Pozzoli (Lecco, 1981) si distingue per l’estrema ricercatezza
tecnica e formale delle sue immagini. La sua è una indagine volta a ridurre gli elementi
ai minimi termini fino a farli quasi del tutto scomparire; un metodo che la induce a sottrarre
per arrivare al nucleo dell’”essenziale”, quasi a voler imprimere alla pellicola la chiara
descrizione della sua interiorità.
Martina della Valle (Firenze, 1981) utilizza la tecnica fotografica come strumento per
oltrepassare la superficie delle cose, per arrivare oltre, fino a coglierne il contenuto. Il
suo punto di vista sulla realtà è molto soggettivo e emozionale e il tempo come variabile
gioca sempre un ruolo centrale.
Di base a New York,
Alessandro Zuek Simonetti (Bassano del Grappa, 1977) sta
sviluppando un proprio linguaggio fotografico che riflette il suo profondo interesse per
le culture giovanili di nicchia. Molto spesso ciascun progetto si estende al di là del mezzo
fotografico che si rivela come un segno della sua maturazione come artista.