Cristian Bugatti

a cura di Pericle Guaglianone

Inizio evento: 26/02/2010 Fine evento:31/03/2010
Provincia: Roma
Città: Roma
Indirizzo: Via Giovanni Lanza 162
Luogo: MOTELSALIERI
Apertura: Lunedì – Sabato 10.30 – 14 /15 -19.30
Sito internet: http://motelsalieri.org
E-mail informazioni: postmaster@MOTELSALIERI.org

Cristian Bugatti
CRISTIAN BUGATTI artistica di Cristian Bugatti si definisce nella tensione tra gli ambiti concettuali della rapidità e dell’ospitalità, nella sfasatura tra la necessaria estemporaneità della visione e un ideale insopprimibile di socievolezza. L’artista lavora con tutti i media, dall’installazione al video, nel tentativo di aderire ad una concezione dell’elemento poetico che ha nell’immaterialità del pensiero la propria e più autentica dimensione.     Dovendo scegliere se stare dalla parte del mondo o dalla parte del linguaggio, Cristian Bugatti opterebbe per il mondo. L’arte visiva assurta a pratica semiotica non lo appassiona, sente puzza di formalismo, in molte opere costruite come meccanismi di precisione vede un’urgenza solo prefabbricata, che non promana direttamente dalla testa e dal cuore. Al polo opposto, gli risulta del tutto estraneo il calligrafismo di quei tradizionalisti che ostentano una sapienza certificata ma artigianale. Qui il mondo viene escluso in un altro senso, per il fatto che come ogni altro mestiere anche quello del manufatto artistico ha i suoi propri “segreti”. Su entrambi i fronti sta in agguato l’attitudine sacerdotale dei custodi della visionarietà come specializzazione. Né in un campo né nell’altro c’è posto per un artista come Bugatti. La dicotomia correlata è quella tra verità del vissuto e sveltezza del pensiero, categorie che sembrano appartenere a due sfere irriducibili, proprio dal punto di vista del ritmo. Da una parte c’è il passo lento della testimonianza, dell’esperienza di vita divenuta racconto, del resoconto cui prestar fede; dall’altra, la costruzione mentale che vive per se stessa, più mobile, che prende corpo per lampeggiamenti o producendosi in giravolte. Anche qui Bugatti finisce fuori da entrambe le inquadrature: non sopporta la rigidità di questa tempistica separata e di conseguenza mischia le carte, vuole raccontare il lato esistenziale della realtà visibile ma intende farlo avvalendosi dello strumento in apparenza meno congeniale, il guizzo dell’intelletto. L’obiettivo è costruire ponti tra i concetti opponibili di ospitalità e rapidità, portare l’urto dell’idea fulminante a contatto con l’immaginario affettivo della dimensione relazionale. A Roma sento tutti gli occhi addosso”. Così Bugatti, durante una conversazione, restituisce in un enunciato condensato la sua cifra veemente e confidenziale. C’è parecchia vertigine in un’asserzione suscettibile di venire tradotta in apparizione emblematica come questa, uno stordimento che investe il carattere tranquillante della nozione stessa di incontro, rinviando all’immaginazione panica. Un’ebbrezza del contatto umano sempre sul punto di rivelare uno scarto straniante, una propensione al loop allucinatorio derivato da situazioni ambientali dimorate. La medesima qualità che si riscontra nelle sue installazioni ambientali, nei video e negli interventi performativi. Il suo è un universo di specchi, di immagini dentro immagini, in cui non soltanto convivono codici espressivi ascrivibili a retoriche temporali di segno opposto, ma nel quale vengono pericolosamente presentati come riflettenti anche il dialogo e il disorientamento. Un artista credibile ha sempre voglia di scuotere assunti, scalfire i trend, esplorare marginalità. Una tendenza dell’arte a cavallo degli ultimi due decenni è la dimensione collettiva di eventi strutturati come momenti utopici, piattaforme per comunità temporanee e casuali di persone, progetti improntati al tautologismo in cui ad essere semplicemente presentata è l’interazione stessa. Anche la spazialità sensibile di Bugatti sottende un paradigma di critica della vita quotidiana innestato sul procedimento del ready-made. Solo che il suo punto di vista, centrato sul soggetto psicofisico, predilige il piano dell’interrogazione pulsionale, ammettendo una crucialità del trauma. Per Bugatti l’opera d’arte esiste nella contraddizione tra il concetto di socievolezza e un orizzonte introspettivo segnato dal contrattempo. Per quanto attiene ai risultati, la sua scommessa è espungere accenti patetici e umori ritualistici dall’estemporaneità della visione, senza ricorrere ad un’estetica per così dire statistica. La confusione sotto il cielo dell’arte contemporanea non è poi così grande. Se per un verso appare improbabile il ritorno a pratiche ingenuamente referenzialistiche, d’altro canto si deve constatare che il versante metalinguistico ha prodotto del manierismo. In questo scenario, conviene star dietro agli artisti meno schierati e classificabili. O a quelli che palesano una propensione allo strabismo. Bugatti è un espressionista tedesco che ha fatto sua la lezione di Duchamp. Una specie di Schmidt-Rottluff alle prese con la site-specificity. Pericle Guaglianone  


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